Axitea e il rinnovamento continuo della security

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Axitea è una di quelle aziende che si sente spesso nominare quando si parla di sicurezza. L’azienda, fondata 2011 come ridenominazione di Sicurglobal in seguito a una serie di acquisizioni, affonda le sue radici in quella che oggi chiamiamo “sicurezza fisica”. Oggi, grazie a un infaticabile e ininterrotto rinnovamento interno, Axitea è una delle realtà di riferimento per la cybersecurity. Ma come sta cambiando l’azienda e, soprattutto, come sta cambiando la sicurezza informatica attorno a noi?

Axitea e la sicurezza convergente
A raccontarci di Axitea ci pensa il suo CEO, Marco Bavazzano. Il servizio offerto dall’azienda riguarda fondamentalmente la protezione degli asset dei clienti, sia fisici che digitali. Storicamente, quella che oggi è Axitea nasce nel 1914 come istituto di vigilanza. Inizia a integrare soluzioni tecnologiche all’avanguardia nel 2004 con il nome di Sicurglobal, per poi inserirsi anche nel mondo della cybersecurity dal 2011, con il nome con cui la conosciamo oggi.
Stiamo quindi parlando di più di cento anni di storia, di cui gli ultimi venti passati a far convergere la sicurezza fisica e quella informatica.
Questo concetto di sicurezza integrata e convergente tra fisico e digitale è una delle caratteristiche distintive di Axitea. Nel 2015, con l’ingresso di Bavazzano, l’azienda ha iniziato un percorso di rinnovamento per proporsi sul mercato italiano come Global Security Provider. Ovverosia, una realtà in grado di assicurare la protezione sia fisica sia cyber delle PMI e delle grandi aziende a tutto tondo.
Oggi, ci racconta Bavazzano, c’è ancora uno sbilanciamento significativo del fatturato verso la sicurezza fisica. Nonostante questo, però, il 65% del fatturato è rappresentato da servizi tecnologici offerti sia in campo fisico che in campo cybersecurity. Il mercato risulta quindi un po’ lento a recepire il cambiamento, seppur si inizia a vedere un cambio di rotta. Secondo CEO è importante puntare verso l’integrazione dei servizi di sicurezza fisici e cyber. Questo perché attacchi dal dominio fisico vanno sempre più spesso a compromettere risorse digitali e attacchi digitali hanno poi solitamente effetti anche nel dominio fisico. Pertanto, considerare solo uno degli aspetti non è la soluzione migliore. Purtroppo, oggi, nel nostro Paese, si osserva ancora poca attenzione su questo problema da parte delle aziende.

Dove sta andando la cybersecurity?
In questo momento storico i servizi di cui usufruiamo online, soprattutto in mobilità, contribuiscono alla nostra vita quotidiana. Allo stesso modo, il tema della sicurezza fa parte della nostra vita quotidiana. Infatti, vogliamo accedere ai nostri dati in maniera ubiqua ed essere sicuri che nessun altro possa farlo. Guardando più in la, vogliamo anche essere sicuri mentre usiamo piattaforme per acquisti online o per usufruire di servizi pubblici.
Oggi riconosciamo il fatto che tutta la filiera della sicurezza si presenta più evoluta e più matura. Questa maturità, di fatto, si riscontra sia nelle tecnologie sia nelle strategie per la protezione dei dati. Tutti coloro che operano nel settore della sicurezza ricoprono un ruolo progressivamente sempre più importante per il buon funzionamento dei nostri servizi, ma anche della società in cui viviamo. Purtroppo, però, e di questo se ne parla anche nell’ultimo rapport Clusit, gli attacchi informatici sono in crescita esponenziale. Infatti, il Clusit ne ha censiti 2500 solo nel 2022. Il numero più alto mai osservato. In questo, l’Italia sembra essere particolarmente esposta, essendo soggetta al 7% degli attacchi globali.

La sicurezza di domani
Tenendo presente la distinzione sempre più labile tra sicurezza fisica e digitale, in futuro potremmo essere costretti a pensare delle strategie personalizzate sulle esigenze di individui e aziende. Questa prospettiva pone però, già oggi, il problema della riqualificazione delle competenze interne alle aziende. Tuttavia, per il tessuto industriale Italiano, composto al 95% da PMI, è difficile dotarsi di tutte le competenze necessarie. Infatti, siamo uno dei paesi che investe di meno in cybersecurity (lo 0.1% del PIL).
Si prevende quindi un futuro prossimo di grande attività per quelle aziende che, come Axitea, si propongono quali fornitori di servizi di sicurezza a 360 gradi; proprio per soddisfare questo genere di necessità.

La frontiera dell’IoT
Secondo Bavazzano, inoltre, la nuova frontiera su cui ci sarà molto da impegnarsi è quella dell’IoT. L’IoT va affrontato non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche nell’ottica di un incremento continuo ed esponenziale delle quantità di dati raccolti. Analizzare grandi moli di dati in tempi brevi è molto complesso. Spesso questa attività richiede risorse che aziende con un diverso core business potrebbero non avere. Axitea annovera tra le sue competenze, già da anni, il fatto di saper analizzare grandi flussi di eventi per individuare velocemente delle criticità. Il valore per il cliente è quello di poter usufruire di una segnalazione di emergenza quasi in tempo reale anche a fronte di una reste di sensori molto estesa.
Non dobbiamo comunque dimenticare che l’adozione sempre più pervasiva di IoT pone anche dei grossi problemi a livello di sicurezza informatica. Problemi che vanno dalla sicurezza fisica del singolo sensore, al suo aggiornamento firmware fino ad arrivare alla sicurezza delle informazioni che ogni sensore scambia all’interno della rete.

L’ultima evoluzione di Axitea e lo sguardo al futuro
Axitea continua il suo percorso di rinnovamento ed entra in una fase di innovazione con un ottica di sostenibilità. Ovverosia, la volontà di proporre servizi di sicurezza in grado di stimolare la formazione di un‘economia circolare. In maniera molto sintetica, con economia circolare si intende la riduzione degli sprechi e il riuso delle risorse già esistenti. Axitea sta dedicando una forte attenzione ai modelli di business che appoggiano questo tipo di economia, anche sulle piccole scale. Un esempio banale portato dal CEO è quello del loro software antimalware. Axitea propone oggi soluzioni alternative basate su euristiche anziché su ricerche più invasive. Questo approccio richiede meno risorse di calcolo e permette al cliente di utilizzare i desktop già in suo possesso più a lungo, riducendo gli sprechi e favorendo un’economia circolare.
Altro campo su cui l’azienda si propone di fare innovazione in ottica di economia circolare riguarda l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di videosorveglianza. Il supporto dell’intelligenza artificiale può aiutare l’operatore a ricevere un numero minore di segnalazioni, ma tutte rilevanti. Per cui, diversamente da un sistema tradizionale, l’operatore umano interviene solo quando realmente necessario. In questo caso, il concetto di economia circolare entra in gioco per il fatto che l’intelligenza artificiale è un servizio esterno all’infrastruttura esistente e la nuova metodologia può essere applicata alle telecamere installate, anche quelle ritenute obsolete. Questo, ovviamente, si somma al fatto di poter ridurre le pattuglie e gli spostamenti, dove tipicamente si fa uso di mezzi a motore. Su larga scala, questo approccio riesce a dare un contributo anche a livello ambientale.

Axitea pronta per le sfide di domani
Nel suo rinnovamento continuo, Axitea si presenta oggi con sette linee di business, pensate proprio in un’ottica legata all’evoluzione della sicurezza.
Cyber Security: Gestione integrata della sicurezza informatica.
Site Security: Protezione e sorveglianza di edifici e aree.
Fleet security: Controllo e sicurezza di automezzi e asset mobili.
Bio Security: Protezione e salvaguardia di salute e sicurezza delle persone.
IoT Security: Soluzioni integrate IoT & Security per l’automazione.
Drone Security: Protezione e sorveglianza di siti e aree usando tecnologie a elevata automazione.
AI Video Security: Video analisi con Intelligenza Artificiale con rilevazione real time di eventi.
A queste sette linee di business si affiancano gli altri numeri di Axitea.

Ad oggi l’azienda conta un organico di 1700 dipendenti, che viene messo a disposizione delle circa 22 mila imprese sue clienti in tutta Italia. Il suo SOC (Security Operation Center), con sede a Milano e disaster recovery ad Ancona, gestisce oltre 60 mila allarmi ogni mese. I suoi specialisti, grazie anche a sistemi automatici di analisi e correlazione degli eventi, vantano un tempo medio di reazione agli allarmi inferiore al minuto.

Case study: Ultranet
Ultranet è un’azienda che opera nel settore delle telecomunicazioni a livello nazionale e nasce in seno al gruppo HGM in seguito all’acquisizione dell’infrastruttura che una volta era di Linkem. L’obiettivo della società è quello di gestire l’infrastruttura per rivendere accessi ad aziende e operatori telefonici. Al momento dell’acquisizione, l’infrastruttura di Linkem era completamente in rame, per cui una delle attività più importanti oggi per Ultranet è quella detta di revamping: la sostituzione della cablatura in rame con una in fibra.
L’adeguamento dell’infrastruttura porta ovviamente con se una serie di problematiche legate alla sicurezza. Tra i vari problemi c’è anche quello di monitorare in tempo reale l’infrastruttura. Questo è stato risolto in collaborazione con Axitea attraverso un sistema di sensoristica sviluppato ad-hoc sulla base del quale vengono sollevati degli allarmi.
Nel descrivere il progetto, Giulia Sangiovanni, Chief Operating Officer di Ultranet, ci racconta anche che la modernizzazione ha permesso all’azienda di cogliere una serie di necessità commerciali di cui prima non aveva visibilità. Banalmente, i sensori collocati sui chiusini in strada permettono anche di favorire e monitorare le operazioni di manutenzione, in particolar modo dove sono presenti fibre passive.
Se, ad esempio, ci spiega la Sangiovanni, rileviamo l’apertura di un chiusino per un tempo prolungato potrebbe essere un segnale di manomissione ma anche voler dire che qualcuno sta ispezionando l’area perché interessato alla connettività. In questo ultimo caso possiamo far partire un’azione commerciale e andare a proporre proattivamente la nostra fibra a chi sappiamo essere già interessato nell’area.

Fonte: techbusiness.it/